Ciao 2015

Un altro anno se ne è quasi andato, e come sempre è ora di tirare le somme.

Per me questo 2015 è stato un anno dai mille contrasti. Un anno di nuovi amici incontrati lontano, un anno di vecchi amori finiti per sempre, un anno di città amate e abbandonate. Un anno di Madrid con le sue gioie e i suoi dolori, le passeggiate infinite, le paure, le lacrime versate dicendo addio alla stazione, l’apprezzata solitudine di vedere sorgere il sole uscendo per andare al lavoro, i viaggi infiniti in metro, le pagine lette, gli sguardi incrociati.

E’ stato un anno di aerei e di coincidenze, un anno di valigie troppo pesanti e pezzi di vita da lasciare lì senza poterli portare indietro. Un anno di amici che ti vengono a trovare e che ti fanno sentire a casa, un anno di viaggi in autobus per attraversare la Spagna, chilometri e chilometri di nulla e terra rossa per qualche giorno in buona compagnia.

E’ stato l’anno dei primi stipendi regolari, l’anno dell’ansia da bilancia, l’anno in cui a volte mi sono sentita in cima e trionfante e l’anno in cui sono stata catapultata nell’abisso più nero. L’anno delle decisioni difficili e delle prese di coscienza più dolorose.

E’ stato l’anno in cui più mi è pesato avere le persone care lontane e non avere un amore vicino, l’anno in cui ho cominciato di nuovo a camminare sotto la pioggia e a comprare un sacco di vestiti, l’anno in cui ho iniziato ad avere paura del futuro e a cercare di dimenticare il passato, l’anno in cui di più ho sofferto perchè tu non ci sei più quando invece dovevi essere qui accanto a me per aiutarmi ad affrontare tutto questo.

 

Ciao 2015

Dicembre

Quando ti dissi che ti amavo era dicembre, a Venezia nevicava e le luci di Natale pesavano ancora di più sul mio stato d’animo. Piansi tante, troppe lacrime quella notte. E non sarebbe stato che l’inizio di molte altre lacrime, di molte altre situazioni in cui sentirsi inadeguata. Perchè io sono così, se amo, amo tanto e intensamente. Non si può accennare un amore, non ci si può contenere. Bisogna cercare di vivere questa stupida vita senza pentirsi mai di nulla, anche se spesso ci si ritrova a raccogliere i cocci di se stessi e non si trovano più tutti i pezzi. Pezzo dopo pezzo, il cuore diventa sempre più piccolo ma racchiude in sé tutta l’intensità e la luce di un giorno di dicembre che, anche se è troppo corto, brilla di vitalità prima di farsi notte.

Dicembre

Cosa hai avuto tempo di fare oggi?

Oggi ho avuto tempo di pensare. Mi sono fermata un momento e ho pensato a me stessa. Ho realizzato che a volte non mi riconosco, e che la grande cicatrice che mi porto sul corpo non è solo superficiale ma ha una radice più profonda, qualcosa che ti cambia per sempre e non ritorna più. Ho realizzato che sono anche come sempre, con le stesse paranoie, le stesse ansie, le stesse paure, la stessa inesistente autostima e lo stesso terrore di non essere mai abbastanza. Ho capito che io sono io, e nessuno mi conosce davvero, nemmeno io. Sono un tatuaggio che ho scelto di fare a 16 anni, perchè le idee le ho sempre avute chiare. Sono anche tanti dubbi che mi affliggono ogni giorno e che mi fanno sempre mettere in discussione le scelte che ho fatto nella mia vita fino ad ora. Sono i capelli che piastro, il trucco che metto, i vestiti che porto. Sono il libro che ho sempre in borsa perchè “non si sa mai che io debba aspettare qualcuno o qualcosa e devo pur sfruttare il tempo che ho”, sono i telefilm che mi aspettano nella cartella Download da tempo perchè non ho mai tempo per recuperarli, sono la carta di credito che non ho perchè ho paura di abusarne e sono i ricordi più belli che mi porto dentro e che custodisco con estrema gelosia. Sono acida all’occorrenza, dolcissima con chi non lo merita, romantica anche se non voglio, cinica perchè sono stata delusa troppe volte. Sono questo, e molto altro. Sono questo, e troppo altro, così tanto, che a volte non so nemmeno io più chi sono.

Cosa hai avuto tempo di fare oggi?

Tempo

A volte ti sembra di non meritare il tempo di nessuno. E forse é davvero così. Ma basterebbe mi dicessi che anche se non puoi, stasera vorresti stare qui con me. E io sarei felice. E proverei a dimenticarmi che non devo sentire troppi sensi di colpa. Perché viviamo una volta sola e preferisco sbagliare piuttosto di rimpiangere emozioni. I sentimenti non si rimpiangono mai, ma si vivono fino in fondo, fino alla fine. Se all’inferno tanto ci devo finire, vale la pena guadagnarsi un posto d’onore. Perché a  volte quando mi guardi trattengo il respiro e preferirei bruciare tra le fiamme piuttosto che non viverti mai.

Tempo

Abitudini

Lasciare un luogo non è solo spostarsi geograficamente. Lasciare una città dove hai trascorso un pezzettino della tua vita significa lasciare un mondo di abitudini e dettagli. Così quando ho lasciato Madrid ho lasciato anche quel bar in plaza Manuel Becerra dove il giovedì dopo lavoro bevevo una bella pinta di birra insieme ai colleghi. Ho lasciato quello Starbucks di Calle Génova dove mi rifugiavo a bere una cioccolata mentre fuori pioveva, per leggere un libro e osservare la gente che passava per la strada impegnata a far resistere il proprio ombrello alle raffiche di vento. Ho lasciato quella panchina del Retiro sotto a un albero di mimosa dove mi sdraiavo al sole e pensavo alle lezioni da preparare. Ho lasciato il supermercato dove trovavo quella ciambella dalla glassa rosa che mi piaceva tanto e il mio angolo della stazione della metro El Carmen dove alle 7 di mattina mi rannicchiavo piena di sonno aspettando che il treno arrivasse.

Lasciare una città significa abbandonare tante cose, oltre che lasciare lì qualcosa di noi. Perchè partire per me è sempre stato un po’ scappare, anche se quello da cui scappi finisce per riproporsi al tuo ritorno. Scappi da persone  per poi abbandonarne delle altre, creando nient’altro che pesi che vanno ad accumularsi nella tua anima, pesi che poi non riesci più a sopportare. Sono stanca di lasciare abitudini, persone, parole sospese a mezza voce, azioni solo accennate. Ho bisogno di cercarmi e trovarmi in un luogo in cui affondare le radici che ho sempre tenuto in superificie. Ho bisogno di tornare a casa e trovare una persona che mi ami e che mi stia aspettando sul divano per vedere un film con un sacco gigante di pop corn. Ho bisogno di qualcuno da chiamare quando tutto va male o quando le cose vanno troppo bene e ho paura non possa essere vero. Ho bisogno di qualcuno a cui dire: “Fermati con me, fermati questa notte. E tu  capirai l’origine di tutte le poesie.” (Walt Whitman)

Abitudini

Ho iniziato mille volte a scriverti una lettera. Lunga e sofferta, ma non l’ho mai finita. Forse perché non avrei mai accettato il pensiero di non riuscire a spedirla. Era per dirti che nell’idea di noi ci avevo messo tutta me stessa e anche quello che ancora non ero o non sarei mai potuta diventare. Era per dirti che ad averlo voluto avremmo potuto fare grandi cose io e te. Ma é andata come andata. Ora siamo lontani, anche se paradossalmente più vicini geograficamente. Sei stato la scintilla che per anni mi ha fatto sentire viva, mentre adesso mi ritrovo una volta ancora a raccogliere i pezzi di qualcosa che non è mai stato davvero ma è stato solo accennato. Perchè si sa, gli amori impossibili non finiscono mai e da quelli mai iniziati non ci si riprende, perchè lasciano dietro di sè qualcosa di mai detto e conservano sempre la speranza che qualcosa, un giorno, potrà ancora succedere. Perchè ormai non mi ricordo più com’ero prima di incrociare il tuo cammino.

Ci sono giornate in cui senti la mancanza di tutto quello che non hai. Una mancanza così intensa che non ti permette di apprezzare quello che invece hai, quello che ti sei guadagnato con fatica, ma che ormai ti sembra così scontato che quasi nemmeno te ne accorgi.

Mi manca qualcuno che mi stia vicino e mi capisca davvero, anche se forse questo non lo so fare nemmeno io. Mi manca qualcuno con cui condividere la vita, perché anche se la giornata la condivido con molte persone, poi a dormire ci vado da sola. Mi manca una mano da stringere quando ho paura o quando sono ansiosa e un sorriso su cui contare quando mi sento triste e vorrei dire tante cose che non posso dire.

Mi manca qualcuno con cui condividere le piccole grandi follie di tutti giorni, con cui mangiare gelato alle due di notte e che mi assecondi a fare colazione con la pizza. Qualcuno che sia pronto a preparare una valigia improvvisata quando il mondo intorno a noi diventa troppo stretto. Qualcuno con cui vedere un film stupido o con cui emozionarmi leggendo una poesia.

Mi manca un corpo che mi permetta di mangiare quello che voglio e che non mi costringa a contare ogni giorno le calorie che sto ingurgitando con la paura di rimettere su quei chili che ho perso con tanta fatica.

Mi manca una mente che mi permetta di vivere la vita con molta più facilità senza farmi troppe domande. Mi manca la volontà di accontentarmi quando invece scelgo sempre di complicarmi la vita, dovunque e comunque.

Mi manca un’altra parte di me, che sappia completarmi e frenarmi quando ce n’è bisogno.

Mi manca una città in cui perdermi e dove camminare tra i fiori d’arancio. Ma quella già esiste, è lì, mi aspetta. Quella città prima o poi la riconquisterò.